"Sull’autobus" di Agata Carbonaro

Corso di Scrittura Creativa Arci La Lo.Co. di Osnago (LC)

Da settembre del 2022 tengo un corso di Scrittura Creativa presso il circolo Arci La Lo.Co. di Osnago, in provincia di Lecco. Questo è un racconto breve frutto delle lezioni svolte insieme. L'autrice è una delle partecipanti a questo percorso di crescita personale e di gruppo.

Un racconto breve di una allieva del Corso Scrittura Creativa presso il circolo Arci La Lo.Co. di Osnago (LC)

Un racconto breve di Agata Carbonaro

Quando Marina salì sull'autobus lo trovò deserto. Era strano perché di solito alle 7:30 il mezzo era gremito di lavoratori e studenti. Poco male, l'anziana signora preferiva lunga quel sereno silenzio al solito chiasso di voci e corpi ammassati. Si sedette guardandosi intorno. Era strano, però, che Rosa e Chiara non fossero lì. Le due signore sue coetanee la consideravano parte della loro setta di vecchie pettegole e ogni mattina la incastravano nella loro sessione di maldicenze del paese. Marina annuiva senza dire mai molto, a meno che il discorso non piegasse sull'argomento “Jacob Turner”, allora si lasciava sfuggire più di qualche opinione. Dentro di sé Marina malediva le due megere e tutti gli abitanti di quell'odiosa cittadina quasi quanto malediva Jacob Turner. Eppure alle 7:30 di ogni mattina salutava, sorrideva e chiacchierava, circondata dai suoi irritanti concittadini senza aver mai pace.

“Sull’autobus” di Agata Carbonaro è un racconto breve scritto durante il corso di Scrittura Creativa presso il circolo Arci La Lo.Co. di Osnago

Quella mattina, per la prima volta, Marina si trovò a viaggiare con la sua compagnia preferita: sé stessa e nessun altro. La serenità fu spazzata via subito, quando Jacob Turner in persona si sedette sul sedile di fianco al suo. Jacob era un ubriacone, che buttava i soldi come coriandoli, aveva un insulto per ognuno e non si faceva problemi a sputare le sue ingiurie. Aveva le mani in pasta in tutte le faccende disoneste del paese, o così si diceva. Marina strinse i denti fissando il pavimento. Per un momento considerò di scendere dall'autobus ma proprio allora il motore rombò e le porte si chiusero. Stavano partendo.

“Allora Mari, ti ho visto al bar di Dario ieri.”

Marina continuò a scrutare per terra: fingi di non sentirlo.

“Insolito che sua maestà si abbassi a visitare i suoi sudditi in un posto tanto mondano”.

Marina trattenne un grugnito. Alzò gli occhi costringendosi a posarli sul volto sporco di lui. Sfoggiava il suo solito sorriso beffardo che le faceva perdere le staffe.

Marina compose l'espressione più innocente e affabile che la rabbia le permettesse e fingendosi confusa gli rispose: “Signor Turner, buongiorno. Mi scusi ma non l'avevo proprio vista. Ha detto qualcosa?”

Il ghigno di Jacob si allargò ancora di più: “Su via, Marina, non fingere di non aver capito. Con me non devi recitare. E poi il giudice non lo inganni così facilmente”.

Marina inspirò profondamente. Come sempre Jacob diceva cose che insensate.

L'uomo riprese a parlare: “Va bene, allora ti do una mano io. Ieri sera sei uscita dal Bar Roma. Mi hai visto seduto sulle scale in compagnia di due gentiluomini che sapevi non essere del paese. Tu conosci tutti. Uno di loro aveva una mano sulla mia spalla e l'altro stava esaminando il mio portafoglio vuoto. Io ti ho guardato è ho sussurrato Aiuto. Ora, le opzioni sono due: o non mi hai sentito o hai finto di non sentirmi”.

Marina ricordava bene la sera precedente. Era andata al bar per discutere con l'amministratore del suo condominio. La sua vicina aveva due cani insopportabili e lei aveva raccolto le firme per farla buttare fuori dal palazzo. Non le restava che mostrare la petizione all'amministratore. Era uscita dal bar piuttosto soddisfatta ma la sua allegria era cessata appena aveva visto Jacob.

“Mi dispiace così tanto. Non l'ho davvero sentita. Queste vecchie orecchie non fanno più un buon lavoro. Spero non fosse nulla di grave. Mi sembra stia bene”.

L'uomo scoppiò a ridere: “Benone! Così bene che ci sono restato secco!”

Marina corrugò le sopracciglia abbandonando la sua finta serenità: “Simpatico come sempre, Signor Turner.”

“E tu invece sei stronza come sempre”

Marina strinse i denti.

“Ma non importa ormai. Sono morto. Quei due uomini mi hanno conciato per le feste. Immagino troveranno il mio corpo nel campo dietro la scuola questa mattina. Mi rallegra però saperti morta anche tu”.

Marina lo guardò allibita.

“Turner, che diavolo stai dicendo? Si sente bene?”

“Pensaci, come sei arrivata qui? Ricordi di essere salita sull'autobus? Io no.”

Marina voleva rispondergli ma l'ultima cosa che ricordava era di essere andata a dormire la sera prima. E un dolore al petto che per poco non l'aveva svegliata. la sua voce tremò: “Stai mentendo”

“Sotto sotto sai che è vero, non sei stupida. Beh, non sono mai stato un credente ma immagino che dovunque ci stiano portando sia l'Inferno.”

Marina allora non riuscì più a trattenersi: “L'Inferno? Io non andrò all'Inferno, non ho mai fatto nulla di male!”

“Non importa quello che hai fatto ma quello che non hai fatto. E tutto quello che hai pensato. Credi davvero che ci sia posto la su per una che considera tutti quanti degli inutili idioti? Per una che mente e che ama solo sé stessa? Una che ignora un uomo che implora aiuto?”

“Non sai nulla di me! Non sai cosa penso! E comunque ho trattato bene ogni singolo verme di questa città! Tu meriti l'Inferno! Ubriacone capace solo di insultare e sperperare!”. Stava urlando, ma non scalfì il sorriso di Jacob.

“Se le nostre destinazioni fossero diverse saremmo su autobus diversi. So bene di essere un uomo orribile ma so che lo è anche chi lascia uno come me a morire.”

“Ho fatto bene a lasciarti lì! Sono felice che tu sia morto! Ignorarti è stato compiere il volere di Dio.”

“Confondi Dio con te stessa. Perché non vai a chiedere al conducente dove stiamo andando?”

Marina si girò senza pensarci due volte e si fiondò nella cabina del guidatore. L'uomo al volante le dava le spalle, il voltò oscurato da una coppola.

Marina lo scosse afferrandoli la spalla.

“Dove ci stai portando?”

Lui non si girò ma tolse una mano dal volante. Allungò il braccio stendendo l'indice. Lo puntò verso la sporca gomma del pavimento.

“Sull’autobus” di Agata Carbonaro è un racconto breve scritto durante il corso di Scrittura Creativa presso il circolo Arci La Lo.Co. di Osnago

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Partecipa anche tu al corso al Corso di Scrittura Creativa che si tiene tutti i lunedì sera dalle 20:30 alle 21:30 dal 7/10/2024 presso il Circolo Arci La Lo.Co. di Osnago (LC) in Via Trieste, 23.

Per iscrizioni e informazioni:

Tel.: 3286449497

E-mail: info@arcilaloco.org

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