
Da settembre del 2022 tengo un corso di Scrittura Creativa presso il circolo Arci La Lo.Co. di Osnago, in provincia di Lecco. Questo è un racconto breve frutto del corso di scrittura creativa. L'autrice che ha scritto il testo è una delle partecipanti a questo percorso di crescita personale e di gruppo.
Un racconto breve
Se sono nata qua, non è colpa mia. Eppure spesso ho sentito addosso questo peso. Più che altro, me lo hanno fatto sentire. O’vascio napoletano. I bassi. Da noi si dice: giù Napoli. Dove stanno i reietti. Quelli che a scuola non ci vanno pcchè nun tengon o tiemp e manc e sord pe ce j. Quelli che per vivere si fottono l'uno con l'altro. Quelli che sempre devono preoccuparsi di guardarsi le spalle, perché nessuno lo fa per loro. Quelli che a quattordici anni tengono o fierr, la pistola in mano, perché gli è stato detto che così deve essere. E non ti puoi rifiutare. Anche se ti piacerebbe.
Però se quella vita proprio non ti appartiene qualcosa puoi fare.
Ricordo tre ragazzi. Il pomeriggio li potevi trovare nella casa delle suore al quartiere Sanità. Loro venivano per aiutare quelli come noi che a scuola ci andavano poco e non potevano studiare. Facevano italiano, matematica, storia e geografia. E pure i temi. A me piaceva molto andarci, anche se mamma preferiva che io stessi a casa con mio fratello Gennarino intanto che lei andava a lavorare. Ma mic era nu prublema mje. O figlie l'era fatt ess. Io tenevo dodici anni e tutto il diritto di poter imparare.
Ero la più brava; soprattutto a leggere. Me lo dicevano: «Devi andare avanti, si vede che sei appassionata. Ti brillano gli occhi».
Era o'ver. Me piaceva assaje.
Eccomi, mi presento. Lulu', diminutivo di Luisa e di cognome Esposito. Pelle scura, capelli neri con al sole qualche riflesso blu. Riccioli e sempre disordinati. Ero il cruccio di mamma. Quando si avvicinava col pettine io scappavo attorno al tavolo tondo della cucina. Mammamia e comm's'ncazzav!! Li volevo pettinare da sola e solo quando li lavavo. Ci mettevo l'olio. Così facevo più in fretta senza farmi male. Ero alta e snella. Mi chiamavano o scatt perché ero veloce a fare tutto. Però non ascoltavo mai quello che non mi piaceva. Ero una testona.
La vita non era facile e quindi cercavo di evadere da ciò che non sentivo mi appartenesse. Però io là stavo. Là vivevo. Me ne dovevo fare una ragione. Ma me ne sarei andata via un giorno a studiare fuori. Ne ero sicura. Lo avevo promesso a me.
E in effetti così fu.
Riuscii ad arrivare a fare gli esami di terza media. Feci un tema così brillante che uno dei professori della commissione mi prese a cuore. Uno dei tre ragazzi del doposcuola era suo fratello e gli aveva spesso parlato di me e della mia dedizione. Mi propose di proseguire gli studi a Pisa dove viveva lui. Sapeva che la mia famiglia era messa male e che se fossi rimasta, non avrei mai potuto continuare. Era sposato e senza figli. Sua moglie era un avvocato di grido, li aveva sempre desiderati, ma non erano mai arrivati. Mi avrebbero accolta e si sarebbero presi carico di me fino al completamento del percorso didattico. Anche universitario se io fossi stata all'altezza. Ma lui era certo di sì. Insomma un regalo grandissimo. E mo’ chi glielo diceva a mamma? Io sì, ci sarei andata subito.
Vabbè non ve la sto a fare lunga. Il professore andò a parlare con mamma ed evidentemente seppe utilizzare le parole giuste. Ricordo che io non entrai. Avevo troppa paura di sentire: «Addò vuo j?? Accà e rimanè». Devi restare. E invece no. Mamma uscì con un viso colmo di gratitudine, mi abbracciò stretta: «Torna come vuoi diventare e mi renderai felice. Qua non c'è speranza per una come te. Vai».
Mi diede la sua benedizione. Non me lo dimenticherò mai quel momento.
Partii quasi subito. Giusto il tempo di raggruppare le mie cose. Poche. Molto poche. Arrivata a Pisa mi resi conto che, sì, c'erano altre vite da vivere. E una di quelle, sarebbe stata la mia. La mia camera nella casa del professore era grande quasi quanto tutta la mia casa di Napoli. Mi inserii bene sia nell'ambito familiare che in quello sociale. Ero Napoletana, sì. Ma nel cuore.
Mi iscrissi al Liceo Classico e al completamento del ciclo decisi di continuare con Giurisprudenza. Anna, la moglie del professore aveva uno studio legale affermato. Ne presi le redini io solo dopo avere fatto diverse esperienze. Volevo meritarmelo. Questa era una di quelle cose che nutrivo da sempre. Ero determinata.
Avrei voluto fare qualcosa per aiutare la mia gente. Ma alla fine non ho potuto fare granché. Non puoi salvare qualcuno che sta bene come e dove sta. Mamma si è risposata dopo che è morto papà. Ha trovato un uomo che l'ha tolta dalla fatica. Ha un negozio di scarpe e lei lo aiuta ogni tanto al sabato. È serena. Finalmente. Gennarino lavora in un supermercato come magazziniere e non si è sposato. Ma non vive con mamma. Sta bene così. Noi ci sentiamo regolarmente e due volte all'anno ci vediamo.
Eccomi, mi presento. Avvocato Luisa Esposito. O’ vascio napoletano me lo sono lasciato alle spalle. È lì che sono nata. Da noi si dice: giù Napoli. Dove stanno i reietti. Ma io o fierr non l’ho voluto tenere in mano. Oggi ho quarant’anni, una casa mia con un marito e un figlio di cinque. Vivo a Pisa. Felicemente. Ognuno decide quale debba essere il proprio percorso all'interno della sua vita. Ogni strada sarà quella giusta se ci avrai creduto davvero.

Ti è piaciuto questo racconto del corso di scrittura creativa?
Partecipa anche tu al corso al Corso di Scrittura Creativa di Osnago (LC) che si tiene tutti i lunedì sera dalle 20:30 alle 21:30 7/10/2024 presso il Circolo Arci La Lo.Co. in Via Trieste, 23.
Per iscrizioni e informazioni:
Tel.: 3286449497
E-mail: info@arcilaloco.org
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